mercoledì 23 giugno 2010

ARRIVA LIBERI LIBRI: IL MERCATINO DEI LIBRI USATI PER LE SCUOLE MEDIE DI MASSAROSA PER RESISTERE ALLA CRISI E AL CAROLIBRI

I Giovani Comunisti e il circolo di Rifondazione Comunista di Massarosa organizzano per la prima volta il mercatino del libro usato per le scuole medie.


Il mercatino nasce con l'intento di arginare il costo dei libri e di proporre con un'iniziativa semplice un'alternativa mutualistica alle speculazioni editoriali e al carovita.


Con l'avvicinarsi dell'apertura delle scuole, l'acquisto dei libri per il nuovo anno scolastico è una delle principali preoccupazioni per milioni di famiglie; spese di centinaia di euro indeboliscono stipendi sempre più magri, moltiplicando le difficoltà ad arrivare a fine mese.

Inoltre in un periodo di crisi come questo, in cui le difficoltà economiche sono insostenibili, per molte famiglie il diritto allo studio, che andrebbe garantito universalmente, viene addirittura percepito come un peso a causa di politiche sbagliate. La strutturazione delle scuole sul modello aziendale, in balia delle leggi del libero mercato; le speculazioni delle case editrici che stampano ogni anno nuove edizioni giustificate solo dal loro profitto; la mala politica che per tappare i buchi taglia i fondi alla cultura e alle strutture pubbliche, producono una mercificazione dell'istruzione sulle spalle delle famiglie.

In poche parole il caro libri si aggiunge alle sempre più onerose voci del carovita (mutuo, affitto, bollette), e per combatterlo la soluzione migliore è rappresentata dalla diffusione del libro usato.

Come Rifondazione Comunista da tempo proponiamo il comodato d'uso e chiediamo la distribuzione gratuita dei testi scolastici e universitari per le famiglie con il reddito più basso e politiche sociali che combattano la crisi anche nel mondo della scuola.


Il PROGRAMMA DEL MERCATINO È IL SEGUENTE:


1) Durante il mese di luglio sarà effettuata la raccolta dei libri usati.

2) Dal 1 agosto al 15 settembre i libri potranno essere acquistati al 50% del prezzo di copertina.

3) Dal 15 al 30 settembre i libri invenduti potranno essere ritirati, assieme al ricavato della vendita degli altri.

Il mercatino avrà luogo presso la sede del Partito della Rifondazione Comunista, a Piano di Mommio (sulla via Sarzanese, di fronte alla farmacia).


L'orario di apertura è il seguente: Dal Lunedì al Sabato dalle 16.30 alle 19.30, per tutta durata del progetto.


Nicolò Martinelli - Responsabile Scuola PRC Massarosa

Per Informazioni:

3272077158

rcmassarosa@gmail.com

martedì 15 giugno 2010

domenica 13 giugno 2010

DICHIARAZIONE DI PAOLO FERRERO (PRC) SULLA TRATTATIVA FIAT DI POMIGLIANO

MARCHIONNE CON UN RICATTO VUOLE DEMOLIRE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO E FAR LAVORARE GLI OPERAI ITALIANI COME QUELLI CINESI. COSA DICONO BERSANI E DI PIETRO?

La trattativa Fiat di Pomigliano costituisce il fatto politico più importante di questi giorni. Marchionne tenta infatti con un ricatto di obbligare sindacati e lavoratori ad accettare condizioni di lavoro e di diritti peggiorativi del contratto nazionale di lavoro e delle leggi dello stato italiano.
Il governo invece di spalleggiare la Fiat nella sua azione di demolizione dei diritti dei lavoratori metta la Fiat davanti alle sue responsabilità: o rimane a Pomigliano o restituisca tutti i finanziamenti pubblici che ha avuto.
Vergognoso che dalle forze politiche di centro sinistra non si senta nulla: cosa dicono Bersani e Di Pietro sul ricatto messo in campo dalla Fiat?

domenica 6 giugno 2010

MANOVRA - FERRERO: "DICE BENE SAVIANO, ECONOMIA IN MANO A MAFIE E GOVERNO NON L'ATTACCA"

Roma, 6 giu. 2010 - "Saviano ha ragione a proposito del fatto che le mani delle mafie si allungano sul sistema economico del paese".
E' il commento del segretario nazionale del Prc-Se, Paolo Ferrero, alle dichiarazioni delle scrittore campano.
"Questo rende ancora più inaccettabili i sacrifici che il governo Berlusconi chiede al paese - continua Ferrero -, come la scellerata idea di Brunetta di aumentare l'età pensionabile delle donne che già patiscono la società maschile.
E solo perché il governo non vuol attaccare e mettere in discussione gli interessi della speculazione, del malaffare e della malavita".


Ufficio Stampa Prc/Federazione della sinistra

giovedì 3 giugno 2010

"Ora basta, boicottiamo Israele"

Non vi sono parole a sufficienza per definire l’attacco della marina israeliana contro la nave di pacifisti diretta a Gaza. Criminale, brutale, vergognoso. Inaudito. Un atto criminale, di terrorismo di stato. Non esistono giustificazioni per un’aggressione senza precedenti. Al momento in cui scriviamo non sappiamo con esattezza quante e chi siano le vittime, a cui esprimiamo tutto il nostro cordoglio. Il bilancio ufficiale dice 10, oltre ad un numero imprecisato di feriti. La censura ferrea dei militari israeliani impedisce di conoscere i dettagli del sanguinoso attacco. Trapelano solo le loro veline tese ad avvalorare tesi insostenibili. Difficile capire il perché di una decisione cosi disumana, oltre che avventata politicamente, come quella di aprire il fuoco su civili di una missione umanitaria. Con questa azione Israele rimarrà ancora più isolata, compromettendo seriamente le sue relazioni con la Turchia. Aiuta il ravvicinamento della potenza turca con i vicini Iran e Siria, e il disegno della leadership di Ankara di allentare i legami storici del suo paese con Israele, legami garantiti dalla casta militare con cui il governo Erdogan ha in corso un difficile braccio di ferro. Una Turchia, che, vale la pena ricordarlo, si fa paladina del popolo palestinese mentre continua a massacrare quello kurdo.Tutto il mondo arabo (ma non solo) è scosso da manifestazioni popolari di protesta. Si apre quindi uno scenario incerto, terribile, di nuove e antiche tensioni nel Medio Oriente, che potrebbe facilmente precipitare.

Tutta la comunità internazionale sta condannando l’attacco, con naturalmente toni diversi, ma anche significative eccezioni. Quelle del governo italiano, che non va oltre la deplorazione e il doveroso lutto per le vittime civili. Quelle del governo Usa, che al momento non va oltre un generico rammarico ed una esortazione a circoscrivere e fare piena luce su quanto accaduto. Gli Usa si trovano di fronte al rischio di veder saltare il loro sistema di alleanze nella regione. Il processo di pace, già fermo e morto da tempo, ma tenuto vivo solo attraverso colloqui indiretti voluti dagli Usa nonostante già destinati al fallimento, risulta definitivamente compromesso.
Non esistono giustificazioni plausibili, meno che meno quelle fantasiose che Barak, il laburista ministro della difesa israeliano, protagonista già di piombo fuso e del massacro della Striscia di Gaza, sta cercando di usare per addebitare alle vittime la responsabilità dell’accaduto. Che lui lo faccia, anche se scandaloso, non ci meraviglia. Molto meno che a sposarne la tesi siano anche esponenti del governo italiano. Il sottosegretario Alfredo Mantica definisce la missione umanitaria una «volontaria provocazione». Lo stesso fa la vice presidente della commissione esteri della camera Fiamma Nirestein. Il ministro degli esteri Frattini si augura che non si interrompano i negoziati di pace. Qualcuno lo avverta che sono belli che interrotti, fermi e bloccati, i negoziati.

Per volontà di Israele e del suo amico Bibi Netanyau, che continua a costruire colonie ed insediamenti, il muro dell’apartheid, come del resto hanno fatto tutti i suoi predecessori da Oslo in poi, seguendo il principio di prendere più terra possibile, per lasciare il nulla, o al massimo una groviera di città divise fra loro, ai palestinesi.
Oggi è il momento dello sdegno, della protesta, della giusta e sacrosanta indignazione. Ma è anche il momento di affermare con più forza l’assoluta necessità di rilanciare il movimento di solidarietà e per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Una questione aperta da sessanta anni e che se non risolta aprirà nuove e più laceranti ferite fra nord e sud del Mediterraneo. Israele va messa di fronte alle sue responsabilità politiche e storiche. E per farlo non serve l’atteggiamento consolatorio, complice, o di sudditanza come quello ad esempio del nostro governo (come anche di parte dell’opposizione parlamentare), che si fregia di essere il miglior amico di Israele in Europa.
Serve, all’opposto, dimostrare un’univoca volontà politica di non tollerare più gli abusi, le violazioni del diritto internazionale che in nome dello stato di necessità vengono sistematicamente tollerate. Non basteranno dichiarazioni. Lo sosteniamo da tempo, lo ripetiamo con insistenza oggi. L’Unione Europea e i suoi governi sospendano tutti i trattati di cooperazione economica, militare e commerciale con Israele. Lo stesso facciano l’Italia e la comunità internazionale, Usa compresi. Altrimenti nulla cambierà nella politica israeliana. Non basteranno commissioni d’inchiesta, pur necessarie. Abbiamo visto quale fine abbia fatto il rapporto Goldstone sui crimini di guerra a Gaza: ignorato.

Fabio Amato

(tratto dal sito nazionale del PRC)